August 2010
Io grido all’ombra verde di una palma
Vivere vuol dire parlare!
e parlare vuol dire marcire in una capanna
In attesa della pena capitale?
Vuol dire finire come Lumumba o Mandela
Come loro immolarsi
Sull’altare della parola e della libertà?
Lasciare che con la propria pelle si fabbrichi un tam-tam più
più sofisticato
Da offrire in regalo a tutte quelle scimmie in gabbia
Anticipare l’iscrizione dei propri figli
All’orfanotrofio della Rivoluzione.
Mi tengo al bordo di un fiume rosso-nero
Il cui nome inizia con A
Forse è l’Asope, forse l’Akongo, forse l’Achelotte
so che il suo nome inizia per A
Che è in piena
E che non ho la forza di Ercole
Per impedirne lo straripamento.
Coperta da un cilicio, eccomi io donna
Che voi trattate da povera donna o da infame
Eccomi, portando ancora nel mio utero l’animo infuocato
che ridarrà vita a tutti quelli che amano la parola e la libertà
Che la civiltà del cannone ha abbattuto
Interrogandomi sull’articolo vivere vuol dire parlare
Quell’articolo che ho visto su uno scaffale della vostra
botteguccia di idee preconcette
quando poco fa vi sono entrata.
Sì vivere vuol dire parlare
E parlare cosa vuol dire?
Ditemelo voi venditori di idee preconcette
Venditori di parole-ostie
A ricevere o a ricevere
dalle vostre mani consacrate
Voi che pensate sempre al mio posto
Voi oggi mancate di lucidità e di coraggio
Per qualificare il diritto che un comunicatore chiamato
Pietro M’Botha
si arroga per privare gli altri della parola
E dar loro a seconda delle sue lunatiche ubbie
Un’altra forma di vita dall’odor di zolfo
Io sotto il mio “litham” o sotto lo chador
Penso da sola
E libera come i miei calzoni aperti, denuncio
Il crimine contro l’umanità
Che semina tra gli uomini della terra
I germi del separatismo
Allora sfodero la lama
Per passare al filo della spada
Questo propugnatore d’egoismo e separatismo
Che trafigge vite nuove
Nutrendosi di vedove
E lo scaglio dall’alto di uno strapiombo
In pasto all’idra ed al pescecane
Lui che usava la cosa pubblica
come rosario di sciocchezze
Da sgranare pubblicamente.
Georges Mavouba Sokate